Nonostante un periodo molto incerto sotto diversi punti di vista, ho avuto l’opportunità di fare due chiacchere con un atleta che le idee le ha ben chiare in testa: Francesco Puppi. Team Nike Trail Running, Francesco è stato sicuramente uno degli attori principali della stagione passata e si appresta ora a vivere un 2021 da protagonista, scopriamo insieme quali sono i suoi obiettivi e il suo punto di vista sui temi caldi del mondo running.

Ecco cosa mi ha raccontato:

Claudio: “Ciao Francesco, come va? Innanzitutto complimenti per la tua ottima stagione 2020. Come avevo letto in una tua intervista, quasi tutte le gare che volevi fare l’anno scorso sei riuscito a farle, non hai dovuto stravolgere la tua stagione come è capitato ad altri atleti, vero?”

Francesco: “Ciao guys! Grazie per l’opportunità di questa intervista. Sto bene, lockdown e mancanza di gare a parte, sto trovando grande piacere nel costruire la mia progressione di chilometri e ritmi un giorno dopo l’altro. Penso che questo periodo possa essere una opportunità per curare degli aspetti dell’allenamento che in una stagione “normale” verrebbero trascurati a causa dell’abitudine comune tra gli atleti di gareggiare troppo spesso. Mi mancano i cross, vorrei tanto correre una mezza su strada, però so quanto può essere importante lavorare in palestra, fare tutti quegli allenamenti noiosi e ripetitivi che però in definitiva costituiscono il cuore di ciò che per me è il lavoro di un atleta.

In realtà, nel 2020 non sono riuscito a fare tutte le gare che avrei voluto, tante sono state cancellate. Quello che sono riuscito a fare è stato mantenere una coerenza di fondo nella mia programmazione durante l’arco dell’anno, che mi ha portato a finire la stagione ai Golden Trail Championship senza la possibilità di fare altro passo!

A questo do merito a me stesso e al mio coach, per aver saputo ristrutturare gli obiettivi, gareggiando quando si poteva, pensando a una preparazione non solo legata al trail, sviluppando progetti che non fossero solamente agonistici, sperimentando soluzioni nuove per tenere alta la motivazione. Mi è mancato correre una maratona in primavera e correre le grandi classiche estive a cui puntavo nel calendario Golden Trail Series e World Cup.”

Francesco Puppi in azione
Francesco Puppi durante un allenamento

Claudio: “Partiamo proprio da qui allora, dal 2020. Ho visto che hai partecipato al campionato italiano dei 10.000 metri su pista… Come mai volevi testarti su quella distanza?”

Francesco: “Perché voglio essere competitivo su ogni terreno. La mia è una ricerca costante della miglior forma di me stesso. Se uno vuole correre forte in montagna, non si scappa: bisogna correre forte anche in piano. Bisogna mettersi lì con pazienza, fare i lavori su strada, in pista e anche gareggiare, se serve. Personalmente mi diverto molto quando mi metto alla prova su questi terreni, non riuscirei a focalizzare tutta la stagione solamente sul trail. Inoltre lo trovo davvero utile, probabilmente è la chiave del mio allenamento: mantenere il giusto mix di velocità e forza che mi consentono di esprimermi bene in montagna. L’equilibrio perfetto è difficile da raggiungere: come spiegavo prima penso sia una ricerca continua. In montagna non è possibile fare dei lavori di qualità tanto utili e divertenti come in pianura.

La soddisfazione che dà un allenamento di ripetute o un medio variato in gruppo è per me totalmente motivante. Il confronto con altri atleti più forti di me è sempre positivo e costruttivo: mi fa ridere che tanti trail runners non gareggino su strada per paura di confrontarsi o di non essere all’altezza. Chiaramente dipende anche da quello che uno cerca e dagli obiettivi che ci si pone: non è realistico per me pensare di competere con Yeman Crippa, ma pensare di correre una 10 km sotto i 30 minuti si (come è capitato due volte nell’ultima stagione).

By the way, i 10.000 metri li ho corsi anche nel 2018. E nel 2017, 2016, 2015….Non è una novità per me frequentare le specialità della pista e della strada.”

Francesco-Puppi-in-azione-2
Francesco Puppi in pista d’atletica

Claudio: “Verso fine stagione hai partecipato alla finale delle Golden Trail Series alle Azzore, una gara a tappe di 4 giorni con un totale di 115 km e 6.200 metri di dislivello. Come hai conciliato queste competizioni così diverse tra loro in un un’unica stagione?

Francesco: “Per me la stagione in pista o su strada non è incompatibile con quella in montagna. Al contrario, è complementare. Non avrò mai, probabilmente, l’abilità tecnica di uno specialista dello skyrunning. Ma nello stesso tempo un atleta di questo tipo non avrà mai la mia velocità.
A settembre ho vinto la Red Bull Dolomitenmann davanti a Remi Bonnet, una settimana dopo ho corso la Sierre-Zinal élite edition e quella ancora successiva i 10.000 in 29’52’’. Quattro giorni dopo ho conquistato il Golden Ticket per le Azzorre e lo stesso weekend ho vinto il campionato italiano di corsa in montagna long distance. Tutto sta nel saper programmare quello che si vuole fare e nell’inserire i giusti stimoli di allenamento. Sempre più élite stanno dimostrando quanto sia utile correre forte in piano per arrivare ai vertici nel trail.

Solo nel 2020, Walmsley ha corso 63’ sulla mezza e 2h15’ in maratona, Tom Evans ha corso i 5.000 m in 13’45’’ e i mondiali di mezza maratona in 63’15’’, Oriol ha corso i 5000 m in 14’42’’ e i 10 km su strada in 30’23.

Per me strada e pista non sono solo funzionali al mountain running. Sono degli obiettivi che mi interessano in sé. Io amo l’atletica a 360°, voglio essere il più polivalente possibile. Mi interessa correre forte le Golden Trail Series tanto quanto fare il personale nei 10.000 m ai campionati italiani, anche se arrivo 12esimo e anche se la risonanza mediatica delle due cose è totalmente diversa.

Voglio stimolare sempre più trail runners a correre in pista e su strada, e viceversa tanti maratoneti e atleti della pista a correre in montagna. Solo con la contaminazione positiva dei due ambienti crescono il movimento, il livello e le opportunità.”

Claudio: “Giriamo pagina, parliamo del presente e del futuro prossimo. Come stai impostando la stagione 2021?”

Francesco: “In questo periodo sto costruendo una buona base di chilometri e forza per finalizzare una maratona verso fine marzo o inizio aprile, se ci sarà l’opportunità di correre. Questo sarà il mio primo target del 2021 (una possibilità che purtroppo mi è mancata nel 2020).

Per quanto riguarda l’estate, l’obiettivo più ovvio sono le Golden Trail Series che per me attualmente costituiscono il banco di prova più competitivo e interessante a livello mondiale. Quindi ti dico Zegama, Mont Blanc Marathon, Sierre Zinal e Pikes Peak, con il focus, ovviamente, sulla classica del Vallese. Mi piacerebbe correre anche qualche tappa della World Cup WMRA, tipo La Monteè du Nid d’Aigle, e fare un’esperienza in una gara nel Nord Europa, per esempio in Svezia o Norvegia, anche se non l’ho ancora scelta. Allargando lo sguardo, mi piacerebbe lavorare a un paio di progetti legati al mondo trail e provare una FKT a cui penso già dall’anno scorso.”

Francesco Puppi in azione sulle montagne del Trentino

Claudio: “Il finale di stagione offre l’opportunità di poter correre due grandi eventi: Mondiale unificato World Athletics e GTWS Grand Final. Ci dai una tua lettura sulla concomitanza di queste due manifestazioni? Come verrà interpretata dall’élite mondiale della corsa in natura? Tu hai già deciso su quale delle due puntare?”

Francesco: “Sono incazzato nero a dir poco. È possibile che i due principali player a livello mondiale non abbiano la volontà di sedersi a un tavolo comune e collaborare per la crescita del nostro sport? Capisco che Salomon sia un ente privato e abbia interessi che in fondo sono commerciali, ma perché fare questa scelta che va esclusivamente a scapito degli atleti? I quali saranno i soli a perderci concretamente in tutto questo: opportunità agonistiche e economiche, visibilità, competizione.

È chiaro che a un certo punto della mia stagione sarò posto di fronte a una scelta forzata. Mi piacerebbe che gli élite facessero fronte comune e decidessero di non partecipare né alle GTWS finals né ai campionati mondiali World Athletics. Se tutti i top runners fossero uniti, la loro forza e potere decisionale sarebbero drasticamente dalla loro parte e a quel punto ci si renderebbe conto della follia di una tale scelta di calendario e di programmazione. I due mondi sono ancora lontani, ma sogno un futuro in cui federazioni e brand/enti privati possano collaborare in maniera costruttiva.

Che spettacolo sarebbe una finale di Golden Trail Series concomitante con un mondiale di trail/mountain running? A prescindere dal fatto che gli atleti indossino le canotte del proprio sponsor o della nazionale, qualcosa dal mio punto di vista secondario rispetto ad altri problemi. Dobbiamo uscire da quello che c’è sempre stato, innovare, fare quel salto di qualità che da tempo attendiamo. Altrimenti rimarremo relegati all’eterno settore in crescita, ma che mai sarà considerato alla pari di altri sport come il ciclismo, da cui possiamo prendere diversi spunti.

Nel nostro sport assistiamo quasi quotidianamente a una divisione di risorse e una perdita di opportunità, invece che a uno sviluppo comune. Mi viene in mente il lancio del circuito Spartan Trail World Championship di pochi giorni fa, a cui hanno aderito anche gare molto blasonate come Transgrancanaria, Fjallmaraton, Lavaredo Ultra Trail.

C’è da essere esaltati per l’ennesimo “nuovo” circuito, che pretende di incoronare l’ennesimo inutile campione mondiale? Gli organizzatori di un tale evento si sono mai posti questa domanda, io mi chiedo?

Nel ciclismo o nell’atletica esistono dei circuiti (privati o sostenuti dalle federazioni) a livello mondiale a cui gli atleti non devono domandarsi se partecipare o meno. È ovvio che Jakob Ingebrigtsen gareggi nei meeting di Diamond League, come è ovvio che Wout Van Aert partecipi alle gare UCI World Tour e Kipchoge alle World Marathon Majors. È lì che ci sono le maggiori opportunità agonistiche, economiche, mediatiche e che lo sport cresce per davvero, trainato dalle imprese sportive dei campioni e dai numeri che tali eventi riescono a generare. Perché nel trail non può accadere la stessa cosa?”

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