Tecnologia si o tecnologia no nel running

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Tecnologia si Tecnologia no nel running

Ricordo che, nei miei primi anni di attività, quando si usciva a correre in compagnia non c’era tanta tecnologia come adesso e per capire a quanto si stava correndo il detto era: “Quando corri e parli è fondo lento, quando ti sudano le orecchie è fondo medio, quando non parli più è una ripetuta”. Forse in po’ grottesca come base di riferimento, ma fa capire il senso.

Chi inizia a correre, ma anche a chi corre da tempo, spesso e volentieri cerca in un accessorio o un’integratore la soluzione per migliorarsi.
La corsa è semplicità, naturalezza e divertimento e, secondo me, le cose essenziali che servono per correre bene e forte sono un buon paio di scarpe e voglia di impegnarsi, tutto il resto viene dopo e se non viene fa niente, avete ciò che serve.

Non mi riferisco al fatto di avere uno spogliatoio e docce calde alla fine degli allenamenti o delle gare (una volta ti cambiavi in macchina e la doccia la si faceva a casa), ma mi riferisco ai misuratori di velocità e distanza, i cosiddetti gps o cardiofrequenzimetri, che si usano spesso e volentieri senza avere dei parametri precisi. Con questo non voglio dire che la tecnologia non faccia bene, ma come in tutte le cose se bene abusa è controproducente.

Seguo atleti e atlete da tempo e quello che riscontro nella maggior parte di loro è una scarsa sensibilità ai ritmi. L’avere un orologio che ti dice a quanto stai andando fa percepire molto meno quel senso di fatica a quel determinato ritmo e questo porta a gestire molto male le forze in quanto, abituati a leggere a quanto si corre, non si percepisce né si valuta il tipo di intensità che si sta usando.

La gestione delle forze in una gara è fondamentale, così come è risaputo che i gps non possono essere precisi al metro, quindi quando mi capita di vedere in pista atleti che usano il gps per effettuare le ripetute mi viene la pelle d’oca. Il gps è invece molto utile se si effettuano allenamenti su strade dove non si hanno riferimenti chilometrici, ma se uno è bravo/a a valutare l’intensità del proprio ritmo, in automatico sa già a quanto sta correndo.

Quindi: tecnologia sì, ma usata con moderazione, perché le gambe il fiato ce li mettete voi e non un’accessorio sul polso.

La settimana prossima andremo ad analizzare un allenamento molto interessante: le ripetute brevi in salita.

Buona corsa a tutti.

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