Il 25 e 26 maggio si è svolta la 47° edizione di una delle gare più ambite e belle del mondo: la 100 km del Passatore.

Abbiamo avuto l’opportunità di scambiare quattro chiacchiere con Stefano Cerlini, grande atleta e appassionato di corsa, che ha preso parte a questa magnifica competizione.

Stefano, per come lo conosco, è davvero un grande appassionato di corsa! Corre su tutte le distanza, dalle gare brevi e veloci di 5 km alle competizioni di endurance come quella del Passatore e non solo! Mi ha confessato, prima di questa breve intervista, di non sono mai in forma ma nemmeno mai fuori forma e tentare di finalizzare al meglio li obbiettivi che si pone.

Claudio: “Sono sempre curioso di sapere come ci si prepara fisicamente e mentalmente ad una gara di endurance come quella del Passatore? Premetto, conosco parte del tuo curriculum di gare (TOR compreso), hai sicuramente un’ottima esperienza nel gestire queste competizioni”

Stefano: “Per preparare fisicamente una gara come questa bisognerebbe avere tanto tempo a disposizione per allenarsi. Livio Tretto, preparatore atletico e atleta (con un personale di 7 ore 40 minuti su questa gara) sostiene proprio di passare tante ore sulle gambe: le sue tabelle di allenamento vanno dai 130 a 220 km a settimana ed iniziare la preparazione sei mesi prima (da dicembre) fino ad arrivare al grande giorno! Io ho mantenuto una preparazione che si aggirava tra i 90-100 km a settimana.

Per preparare la gara mentalmente, innanzitutto, devi avere voglia di farla e finirla… Avere convinzione in quello che stai facendo. Durante la mia preparazione ho corso: prima una 50 km, poi una 6 ore e l’ho fatto proprio per entrare nella mentalità di correre per così tante ore filate, senza mai fermarsi”

Claudio: “Un breve racconto della gara, dalla partenza all’arrivo… Le emozioni che hai vissuto in questi 100 km e anche delle tue sensazioni fisiche (hai avuto momenti di crisi? Hai mai pensato di mollare? è andato tutto bene e sopra le aspettative?)”

Stefano: “Il percorso è molto bello, vario e si snoda tra le colline dell’Appennino, la strada provinciale è larga con tanta gente che segue la gara. I primi chilometri li ho presi molto sotto ritmo, in realtà fino al trentesimo chilometro è stata quasi una passeggiata, controllavo molto i battiti cercando di mantenere una frequenza abbondantemente sotto soglia. Dal 32° al 48° chilometro si affronta una salita molto dura, paragonabile a quella del Mottarone, con gli ultimi 7-8 km finali con pendenza al 8%… Questo tratto di gara taglia un pò le gambe, bisogna controllarla molto in modo da non andare fuori giri.

La seconda metà di gara è praticamente tutta in discesa, con alcune leggere risalite, ma di salite vere non ce ne sono più! Ho avuto un pò di crampi (probabilmente dovuti all’alimentazione ed idratazione) tra il 50° e 60° km, non tanto nella parte di discesa ma nei tratti dove il percorso spianava.

Fortunatamente mi sono passati e son tornato a correre forte fino al 90° km quando i crampi sono tornati e si sono infittiti. Ormai ero in dirittura d’arrivo, anche se fortemente in crisi, mi son detto che nella peggiore delle ipotesi gli ultimi 10 km li avrei camminati. In realtà ho stretto i denti e ho continuato a correre, diminuendo ovviamente il ritmo gara.

L’idea che avevo, prima della partenza, era quella di stare sulle 9 ore, il mio tempo finale è stato di 9 ore 16 minuti 14 secondi.”

Claudio: “Gli ultimi 2-3 km e quando hai visto il traguardo a cosa hai pensato?”

Stefano: “Durante gli ultimi chilometri non ho avuto particolari pensieri, ero già entrato nel mood di essere arrivato. Ero sfinito e a differenza di altre gare dove c’è una grande emozione, ero talmente stanco che non vedevo l’ora di tagliare il traguardo, bere un bicchiere di Coca Cola, recuperare le mie cose e andare a dormire.”

Stefano Cerlini sotto al traguardo, chiude la sua prestazione in 9 ore 16 minuti 14 secondi

Claudio: “Cosa consiglieresti ad una persona che vuole avvicinarsi a questo tipo di gare?”

Stefano: “In realtà non sono un grande esperto di ultra maratone, mi è difficile dare dei consigli. Quello più ovvio, però, è quello di avvicinarsi per gradi, correre nella stessa stagione qualche maratona e ascoltare spesso il proprio corpo. Poi bisogna entrare nella mentalità di correre tanto, uscite lunghe e lente, macinare tanti chilometri.”

Claudio: “Hai già nuovi obbiettivi o gare in programma per i prossimi mesi?”

Stefano: “Ora ritornerò a correre in montagna e macinare un pò di dislivello… Sono iscritto al TOR, cercherò di fare meglio dell’ultima volta, senza ambizioni particolari ma con la preparazione giusta per permettermi di godermi questi quattro giorni di gara in Valle d’Aosta.

Un ringraziamento particolare a Stefano Cerlini per averci dedicato del tempo e averci raccontato le sue emozioni ed esperienze!

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