HomeGareClassificheMadeira Island Ultra Trail 2019 raccontata da Riccardo Borgialli

Madeira Island Ultra Trail 2019 raccontata da Riccardo Borgialli

Giulio è passato a prendermi verso le 9 mercoledì scorso, in un’oretta eravamo a Malpensa e poi si vola, finalmente, verso Madeira. Scalo obbligato a Lisbona, il più classico dei ritardi e siamo più lenti di un paio d’ore sulla tabella di marcia, nonostante tutto arriviamo a Funchal alle 20, tempo di affittare la macchina e raggiungiamo il resto del gruppo Salomon in capo all’isola.

Pernottiamo a Quinta da Lorde, sta sull’estrema costa orientale dell’isola, dall’albergo in poi il paesaggio è da capogiro: sembra di essere catapultati sul set del Signore degli Anelli ( e forse anche un po’ GOT).

Giovedì andiamo a vedere uno dei passaggi più suggestivi della gara (che poi non riusciremo così tanto a godercelo due giorni dopo), è il tratto che parte da Larano (intorno al km 100 per Giulio). Fantastico, scogliera a picco sul mare e single track pulitissimo, un paradiso per Trail runner.

Riccardo Borgialli e Giulio Ornati

Il giorno prima della gara (venerdì), usciamo a fare l’ultima sgambata. Sono sempre più innamorato di quest’isola, l’aggettivo che continuo a ripetere è “pazzesco”, tutto mi sembra così, non sono davvero abituato a meravigliarmi così tanto nei rapidi cambi di paesaggio che il territorio ci offre.

Durante il pranzo siamo con François (D’Haene – 3 x UTMB, giusto per non dimenticarcelo), si definiscono gli ultimi dettagli; lui trasuda una calma che chi non è lì vicino non può immaginare.

Non riesco capire se è solo convinzione nei propri mezzi o un pizzico di follia, sa esattamente cosa dovrà fare e sa anche benissimo che lui qua DEVE vincere (ATTENZIONE SPOILER: lo farà), da le sue cose ad Andrea che farà assistenza e ci diamo appuntamento per cena. Alle 21.30 si parte dall’albergo direzione Porto Muniz. A mezzanotte lo start della MIUT – Madeira Island Ultra Trail 115 km.

Il parterre è davvero importante: oltre al già citato D’Haene ci sono Tim Tollefson (Hoka – 3° all’UTMB 2017), Germain Grangier (recente vincitore della Maremontana 65k), Diego Pazos, Maxime Cazajous, Robert Hajnal (2° UTMB 2018), Andris Ronimoiss (vincitore MIUT 2018), Seb Camus, Seth Swanson, Luis Fernandes, Lambert Santelli, Thomas Angeli, il nostro Giulio Ornati e chi più ne ha più ne metta!

Tra le donne basta dire che ci sono Mimmi Kotka e la recordwoman Courtney Dauwalter e già sarebbe una sfida stellare, ma in più aggiungiamo Maite Maiora, Katie Schide, Kaytlin Gerbin, Audrey Tanguy e alé!

Si parte, D’Haene in testa finché non si prende un ramo in piena faccia nella notte, perde qualche minuto, si medica e riparte e poco tempo riguadagna la testa della corsa. La sfida a tre sembra essere tra lui, un pimpante Germain Granger e il solido Tim Tollefson. Quest’ultimo perde un po’ di terreno e quindi rimangono i due francesi. La sfida sembra decidersi tra il km 85 e 90, la salita da Ribeiro Frio e Poiso, dove il Re decide di mettersi la corona e stacca Grangier di 12 minuti in 500 metri di ascesa. Da qui in poi D’Haene praticamente amministra per 25 km nella maniera egregia che lui sa fare e si presenta per primo a Machico dopo 13 ore 49 minuti, nuova vittoria in terra portoghese dopo quella di due anni fa. Fantastico.

Dietro di lui Grangier accusa un problema ad un flessore e purtroppo deve terminare la sua prova anzitempo, ne approfitta lo svizzero Diego Pazos che sorpassa Tollefson e firma uno strabiliante secondo posto in 14 ore 13 minuti 59 secondi. Terzo appunto finisce l’americano di Mammoth Lakes dopo 14 ore 36 minuti 18 secondi.

Tra le donne mai messa in discussione la leadership di Courtney Dauwalter, l’americana ha condotto una gara sensazionale dando prova di non essere temibile solo sul corribile, ma anche in una gara muscolare come la MIUT: in questo momento è sicuramente la donna da battere!

Termina 10° assoluta in 15 ore 17 minuti. Dietro di lei un ottima Katie Schide (compagna di Germain Grangier tra le altre cose) in 15 ore 43 minuti 43 secondi mentre 3° è Audrey Tanguy in 16 ore 10 minuti 59 secondi.

Gli Italiani

Tutte le speranze di risultato sulla lunga pesavano su Giulio Ornati, ha condotto una gara solida fino al 70°km bazzicando intorno alla 10/11° piazza; nel momento in cui bisognava spingere sull’acceleratore le gambe non hanno risposto “presente”; abbandonato dalle sue fedeli compagne ha voluto comunque onorare la gara e godersi per intero questa fantastica Ultra.

Sicuramente una tessera del puzzle in più che si va ad aggiungere al suo già ricco bagaglio personale, non sarà contento questo è certo, ma siamo sicuri che anche questo servirà a dargli la carica per i prossimi appuntamenti (a proposito: RDVSVP Maxi-race Annecy, 25 maggio).

Nella ULTRA 85 km, un ottimo Christian Modena, dopo aver condotto gran parte della gara in testa termina in seconda posizione a soli 11 secondi di ritardo, una bellissima prova per il portacolori del Team La Sportiva che cede solamente all’inossidabile René Rovera.

Nella MARATHON 42 km, io (Riccardo Borgialli) invece finisco per vincere la gara, una giornata davvero fantastica per me.

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Riccardo Borgialli
Riccardo Borgialli
Sono nato e cresciuto sul Lago d’Orta, l’amore per la natura e le montagne che mi circondano hanno da sempre condizionato le mie scelte. Mi sono avvicinato per la prima volta al trail-running nel 2012. L’essenza di questo sport è materia semplice, la bellezza di un sentiero, la curiosità di scoprire i nostri limiti, la caparbietà di superarli. Corro per scoprire dove posso arrivare, condivido le mie esperienze per spronare la gente a provarci. Sono un atleta del Team Salomon e nel 2018 ho vestito per la prima volta maglia della Nazionale Italiana di Trail ai Campionati del Mondo di Penyagolosa (SPA)
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