#iorestoacasa e… trovo la motivazione giusta

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#iorestoacasa e… trovo la motivazione giusta

Perché corriamo? O meglio, perché ci stiamo ancora allenando e inventando esercizi? A che scopo? In vista di quale evento, per quale gara?

In tutto questo pandemonio da pandemia stiamo forse perdendo di vista la direzione giusta, il motivo per cui facciamo le cose, la ragione e il senso dei nostri gesti quotidiani.

“Giganti nell’andare su Marte, impotenti davanti ad un microbo”

Questa è la frase che più mi ha colpito nelle ultime settimane, l’ha scritta un amico su Facebook e onestamente non so nemmeno se sia opera sua o una qualche citazione; ma ciò non toglie nulla al significato conciso e potente che mi ha trasmesso, quella stessa sensazione che poi mi pervade ogni mattina quando accendo la tv e ascolto i notiziari.

Forse è vero che in questo momento la scienza è impotente davanti a questo dilemma biologico, ma non siamo impotenti noi in prima persona, anzi, noi con le nostre scelte abbiamo un sacco di influenza sul destino di questa malattia: possiamo decidere di stare a casa o di andare a fare spesa, possiamo valutare se uscire a fare passeggiata o se allenarci in casa.

E da ognuna di queste piccole scelte derivano una serie esponenziale di conseguenze. Ma allora perché continuiamo ad allenarci?

Parliamoci chiaro: nella migliore delle ipotesi rivedremo una competizione verso la metà di maggio (e sarebbe già un successo).

Ma chi si “allena” davvero sa benissimo che non è per questa speranza.

Noi, mi ci metto dentro anche io, lo facciamo perché ne abbiamo bisogno, perché abbiamo la fottuta necessità di sentire che la nostra vita non è cambiata, che la fatica che facciamo è sempre la stessa e il sudore ha sempre lo stesso sapore.

Dobbiamo sapere che il nostro cuore risponde ancora agli stimoli che gli diamo e che il giorno in cui finalmente chiederemo il suo aiuto per portarci in vetta ad una montagna lui sarà pronto a fare il suo dovere.

Continuiamo a stare sui rulli, a fare gli esercizi davanti al televisore e andar su e giù dalle scale perché, semplicemente, tutto questo ci da la conferma che SIAMO VIVI.

E per tutti noi che abbiamo bisogno di chiedere questa conferma al nostro fisico, c’è un numero esorbitante di persone invece sta lottando e chiedendo la stessa conferma, senza ottenerla, circondata da angeli in camice verde-acqua che si fanno un culo che “altro che le tue tre ore sui rulli”.

Per loro e tutti quelli che questa battaglia la vivono sul campo il minimo che possiamo fare è portare RISPETTO, gestendo i nostri comportamenti in maniera responsabile e lucida.

Consci che davvero, in fondo, ci stanno chiedendo davvero poco.

E quindi continuate ad allenarvi, a sudare e a far fatica voi che potete; perché facendolo state riscoprendo il vero motivo per cui 2, 3 o 10 anni fa avete cominciato. Può sembrare paradossale ma proprio ora che DOVETE STARNE DISTANTI state riscoprendo la STRADA GIUSTA.

Come si dice, “non è mai troppo tardi per ricucire un rapporto”: ora, finalmente, abbiamo tutto il tempo necessario per sistemare quella “relazione complicata” con la fatica che a causa dei troppi impegni abbiamo sempre messo in secondo piano.

Guardatevi in faccia e sfidatevi, diventate compagni… e tenetevi pronti per quando tutto questo sarà finito!

#iorestoacasa e… trovo la motivazione giusta

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Riccardo Borgialli
Sono nato e cresciuto sul Lago d’Orta, l’amore per la natura e le montagne che mi circondano hanno da sempre condizionato le mie scelte. Mi sono avvicinato per la prima volta al trail-running nel 2012. L’essenza di questo sport è materia semplice, la bellezza di un sentiero, la curiosità di scoprire i nostri limiti, la caparbietà di superarli. Corro per scoprire dove posso arrivare, condivido le mie esperienze per spronare la gente a provarci. Sono un atleta del Team Salomon e nel 2018 ho vestito per la prima volta maglia della Nazionale Italiana di Trail ai Campionati del Mondo di Penyagolosa (SPA)